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Il Growth Hacking in Italia secondo Raffaele Gaito - Intervista Shopify

Il Growth Hacking in Italia secondo Raffaele Gaito - Intervista Shopify

Che cos’è il Growth Hacking?

Il Growth Hacking è una metodologia che consiste nella sperimentazione agile di strategie, soluzioni e tattiche su prodotti e campagne di marketing per far crescere un business o raggiungere un determinato obiettivo aziendale (trovare nuovi clienti, aumentare il tasso di conversione, ampliare i contatti per l'email marketing, ecc.) il più velocemente possibile e in modo scalabile.

Oggi siamo felici di approfondire l’argomento con Raffaele Gaito, autore, speaker e tra i massimi esperti italiani di Growth Hacking, che ci parlerà della sua esperienza con questa metodologia, dello stato del Growth Hacking in Italia e di come applicarlo ad aziende di ecommerce.

Cominciamo!

Raffaele Gaito

Ciao Raffaele, ci fai una breve introduzione per chi non ti conosce?

Ciao a tutti, mi chiamo Raffaele Gaito.

Sono un curioso e uno sperimentatore. Sono fortunato perché ho trovato una metodologia che mi consente di fare di queste due caratteristiche il mio lavoro: il Growth Hacking.

Da diversi anni insegno alle aziende, di ogni tipo e dimensione, come sperimentare per crescere, ma soprattutto per sopravvivere.

Ci spieghi cosa significa fare Growth Hacking in poche parole?

Il Growth Hacking è un metodo che consente di portare in azienda un processo di sperimentazione.

Tutte le imprese, indipendentemente dal loro settore, dovrebbero iniziare a sperimentare seriamente. E la parola “seriamente” qui fa tutta la differenza.

Alcune realtà sperimentano, ma lo fanno in modo disorganizzato e occasionale. Il Growth Hacking invece consente di impostare un processo rapido e continuo di sperimentazione supportato da strumenti, modelli, processi, framework, e tecniche precise.

Hai scritto due libri sul Growth Hacking, di cui uno recentissimo. Ce ne puoi parlare?

Con piacere! Il mio secondo libro sul tema si chiama Growth Hacking Mindset, ed è uscito da qualche mese.

Fin dall’inizio ha avuto l’obiettivo di essere un libro di rottura sull’argomento. Era da tempo che vedevo sempre e solo i soliti contenuti, i soliti esempi, le solite quattro banalità messe in croce. Cose che erano utili nel 2016, un po’ di meno ora che questo settore è maturo. Mi sono quindi concentrato su due aspetti: parlare del mindset, di cui nessuno parla, e portare case study italiani, visto che ora ne abbiamo diversi. Ho semplicemente ascoltato il mercato e, come sempre succede in questi casi, la cosa ha ripagato. È un libro concreto e che, grazie alla presenza di storie italiane, fa dire all’imprenditore “allora posso farlo anche io”.

Quanto, secondo te, è sviluppato il Growth Hacking in Italia rispetto ad altri paesi?

Negli ultimi due anni è letteralmente esploso e il numero di case study lo dimostra.

Le aziende (non solo startup) hanno iniziato a capire che sperimentare di continuo è l’unico modo per sopravvivere in un mercato che va alla velocità della luce.

Siamo però ben lontani da quello che si vede in altre nazioni. Non c’è bisogno di andare a scomodare la Silicon Valley, basta solo guardare lo scenario in Olanda e in Inghilterra per capire che siamo ancora indietro. La cosa non mi sorprende più di tanto, perché è il modo con il quale l’Italia ha sempre reagito a novità di questo tipo.

Non siamo solo più lenti, siamo più diffidenti.

Viviamo un’epoca nella quale il digitale cambia le regole del gioco ogni 6 mesi e se non sei in grado di adattarti muori. Semplice. 

Come immagini applicato il growth hacking a realtà di ecommerce, come ad esempio i negozi sviluppati con Shopify?

Gli ecommerce non fanno differenza, hanno le stesse problematiche di altre realtà.

Viviamo un’epoca nella quale il digitale cambia le regole del gioco ogni 6 mesi e se non sei in grado di adattarti muori. Semplice.

Gli ecommerce devono sperimentare di continuo per un motivo molto importante: quello che stanno facendo oggi a un certo punto smetterà di funzionare. Non è questione di se, è questione di quando.

Qualche esempio? Arriva un nuovo competitor, un canale si satura, un costo schizza alle stelle, cambia una normativa, e chi più ne ha più ne metta. Ecco perché bisogna sperimentare prima di averne bisogno, perché quando le cose andranno male hai già un piano B pronto da utilizzare.

Hai mai avuto l’opportunità di applicare le tue strategie di Growth Hacking con clienti ecommerce? Se sì, quali sono stati i risultati?

Mi sono capitati diversi clienti di questo tipo. Forse il caso più clamoroso (che è anche tra i più interessanti in Italia) è quello di Treedom: 48 esperimenti fatti nel corso del 2019, di cui 8 riusciti che hanno portato a una crescita del 300%. Ne parlo nel mio libro e in dettaglio in un’intervista che ho fatto qualche mese fa.

Disponendo di una budget limitato, quali sono secondo te le migliori strategie di Growth Hacking che un ecommerce di piccole dimensioni potrebbe applicare?

Più che singole strategie, il Growth Hacking è una metodologia. Si applica il processo e si comincia a sperimentare. Lungo la strada una buona fetta degli esperimenti fallisce, ma quando troviamo un esperimento vincente ci ripaga di tutto quello fatto in precedenza.

Quali sono secondo te gli errori più frequenti che vengono commessi da chi si avvicina al Growth Hacking per la prima volta?

Direi sicuramente tre.

Pensare che sia un’attività a costo zero. Il budget è necessario, si tratta semplicemente di sfruttarlo in modo più ottimizzato. Ma senza budget gli esperimenti come facciamo a farli?

Pensare che sia solo per le startup. Non lo è. Anche a livello internazionale abbiamo colossi come Coca-Cola o Kellogg’s che stanno utilizzando con successo questa metodologia.

Aspettarsi i risultati in una manciata di settimane o mesi. Il Growth Hacking è un processo e per definizione richiede tempo. In fin dei conti parliamo di sperimentazione. Fai test fino a quando qualcosa non funziona. Chi si avvicina a questa metodologia deve essere cosciente del fatto che sta facendo un investimento nel lungo periodo.

Chi veramente ottiene risultati dal Growth Hacking è perché ne capisce l’importanza nel lungo periodo, si fida del processo e porta un reale cambiamento in azienda. 

Che suggerimenti daresti a chi vuole iniziare con il Growth Hacking?

Mi collego all’ultimo punto della risposta precedente. Bisogna approcciarsi a questo mondo con il giusto mindset e avere una visione a lungo termine.

Le soluzioni copia-incolla non esistono, e chi propone formule magiche è probabilmente un ciarlatano. Chi veramente ottiene risultati dal Growth Hacking è perché ne capisce l’importanza nel lungo periodo, si fida del processo e porta un reale cambiamento in azienda.

Progetti per il presente / futuro?

Quest’anno mi concentrerò sulla mia neonata academy online dedicata al Growth Hacking, il Growth Program.

Sempre più clienti e studenti mi chiedevano un luogo dove potersi continuare a formare sull’argomento, così ho pensato di creare il mio programma. Quando si parla di temi del genere è fondamentale capire che c’è bisogno di formazione continua e differenziata, non puoi pensare di aver letto un libro due anni fa e di non aver più bisogno di formarti.

Sui progetti futuri c’è un terzo libro, ma di questo non posso ancora parlare. Se il secondo vi è piaciuto, sono sicuro che anche questo vi piacerà!

Grazie Raffaele e in bocca al lupo!

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